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24 marzo 2026

Interventi e commenti

A come Avvedutezza: il senno di prima e l’Ultima Cena di Leonardo

L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci non racconta un tradimento già compiuto, ma un momento sospeso in cui la scelta è ancora possibile. In questa soglia fragile si gioca il “senno di prima”: la capacità di vedere il rischio prima che diventi danno. L’opera diventa così uno strumento formativo per riflettere su prevenzione, responsabilità condivisa e attenzione consapevole nei contesti di lavoro.

Contributo a cura di Andrea Cirincione, psicologo del Lavoro, formatore e consulente aziendale, Consigliere Nazionale Aifos

A come Avvedutezza:  il senno di prima e l’Ultima Cena di Leonardo

Dopo anni di rubrica del FormArtista sul Quaderno Aifos, per la nascita di questa newsletter, ho voluto proporre un’opera d’arte assoluta e riflettere sulla Lettera A come spunto lessicale. E così ho pensato a qualcosa che desse il senso della fine, dell’inizio e della continuità. A guardare bene l’Ultima Cena si ritrovano tutti e tre questi sensi.

Tra le parole che saltano in mente la prima è Attenzione. È il termine più immediato ma anche il più frainteso. Nell’Ultima Cena l’attenzione è asimmetrica: tutti ascoltano la stessa frase, ma non tutti colgono il significato. In sicurezza, l’attenzione non è un ordine, ma una competenza percettiva da allenare prima dell’evento.

Un’altra è Avvedutezza. È il cuore del senno di prima. Leonardo raffigura l’istante in cui il rischio è nominato ma non ancora agito. È la capacità di stare in quell’istante, di non rimuoverlo, di non affrettarsi a negarlo. Da qui Anticipazione. La prevenzione vive di questo. Cristo rende percepibile al gruppo, trasforma un segnale debole in informazione condivisa.

Abbiamo anche A come Allerta. Uno stato di vigilanza attiva e proporzionata. Nell’Ultima Cena l’allerta è diffusa, ma non governata: le reazioni emotive mostrano cosa accade quando l’allerta non è ancora strutturata in comportamento sicuro. Quella stessa allerta che verrà meno nel Getsemani quando tutti sono addormentati al momento dell’arresto.

Ci sono anche Attivazione e Ascolto. L’informazione sul rischio, se non produce attivazione, resta sterile. Nell’opera vediamo un’attivazione emotiva e cognitiva che però non diventa azione preventiva. Vediamo che sapere non basta. La scena di ascolto interrotto, selettivo, disturbato dalle emozioni dice che l’informazione di sicurezza non diventa prevenzione.

Guardare non basta: bisogna accorgersi

Nei percorsi di sicurezza si invoca spesso il “senno di poi”. È umano: l’errore chiarisce, l’incidente insegna, la perdita ammonisce. Ma la prevenzione vive altrove, in un tempo più scomodo e meno spettacolare: prima. Il “senno di prima” è la capacità di cogliere segnali deboli quando non fanno rumore, di restare vigili quando tutto sembra normale.

L’arte, quando è così elevata, sa raccontare proprio questo tempo intermedio. Leonardo da Vinci, nel dipingere Ultima Cena, non raffigura l’atto del tradimento, ma l’istante in cui la parola “qualcuno di voi mi tradirà” attraversa il gruppo. È una frase che non condanna: apre. Apre possibilità, reazioni, responsabilità.

Un manuale di psicologia in forma d’immagine

L’opera è una “fotografia emotiva”. Ognuno reagisce in modo diverso alla stessa informazione: c’è chi si chiude, chi si difende, chi chiede conferme, chi nega, chi riflette. Il rischio non è l’evento futuro; il rischio è la non-lettura del presente. Siamo davanti a un campionario di comportamenti organizzativi: attenzione selettiva, negazione, delega, allarme, silenzio.

Giuda non è ancora fuori dal gruppo. È dentro, con la possibilità di scegliere. Leonardo lo mette insieme ai 12, è uno di loro. Questa è la chiave: il pericolo è riconosciuto prima che accada, ma non è ancora governato. Il “senno di prima” vive qui, nel tempo in cui la prevenzione è possibile perché l’evento non si è ancora consumato.

Leadership e responsabilità condivisa

Al centro, Cristo non domina: coordina. La sua postura è ferma, lo sguardo non accusa. È una leadership che informa, non che punisce; che rende visibile il rischio, non che lo occulta. Il vertice che nomina il rischio e lo condivide crea le condizioni per una risposta collettiva. Quando, invece, si tace o si minimizza, il sistema perde il suo “prima”.

Il refettorio domenicano per cui l’opera nasceva non era una sala di culto, ma un luogo di vita quotidiana. Anche questo conta: la sicurezza non è straordinaria, è ordinaria. Si gioca nei gesti ripetuti, nelle abitudini, nelle attenzioni del fare quotidiano, che nella loro ordinarietà precedono la straordinarietà dell’emergenza.

Il tradimento quotidiano

C’è un tradimento più frequente e meno evidente di quello di Giuda: la distrazione. Dormire mentre qualcuno ha bisogno di vigilanza; passare oltre un segnale perché “non è il momento”; rimandare un controllo perché “si è sempre fatto così”. Il “senno di prima” chiede il contrario: restare presenti quando nulla sembra urgente.

Leonardo costruisce una composizione rigorosa, una geometria che tiene insieme diversità e unità. È un modello organizzativo ante litteram: ruoli diversi, reazioni diverse, uno stesso tavolo. Se guardiamo bene gli apostoli sono in quattro gruppi di tre. La sicurezza nasce quando questa pluralità viene riconosciuta e guidata, non uniformata.

Uso formativo dell’opera

In aula, l’Ultima Cena può funzionare come dispositivo di attenzione. Prima fase: osservazione libera delle reazioni. Seconda fase: collegamento con i comportamenti reali nei luoghi di lavoro. Terza fase: consolidamento del concetto di “senno di prima” come scelta quotidiana. L’immagine resta, e con essa l’emozione che ancora la memoria.

Conclusione

Il “senno di prima” non è un dono, è un esercizio. Leonardo ce lo mostra senza prediche, affidandolo a un istante sospeso. La sicurezza, come quell’istante, vive di scelte che arrivano prima del rumore, prima del danno, prima del rimpianto. E soprattutto il monito che risuona è che, senza presa di responsabilità e azioni concrete, non basta.

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