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25 febbraio 2025

Interventi e commenti

Donna coordinatrice della sicurezza di cantieri nell’ambito delle forze armate

Lento, faticoso e ostacolato da retaggi culturali solidi, il cambiamento è possibile. Parola di Elena Canaparo

Donna coordinatrice della sicurezza di cantieri nell’ambito delle forze armate

Dal 2001 mi occupo di sicurezza nei cantieri e, nel corso degli anni, il mio lavoro di Architetto mi ha portato a operare in contesti estremamente diversi. Ogni esperienza è stata un'opportunità per crescere e affinare le mie competenze. Nel 2012, sempre come Architetto, sono entrata a far parte della Riserva Selezionata dell’Esercito Italiano e ho scoperto un mondo che non conoscevo; un universo parallelo, simile a quello civile nelle dinamiche operative, ma profondamente radicato in una mentalità maschile.

Nei cantieri militari, coordinare la sicurezza significa assumersi enormi responsabilità: si lavora con enti pubblici e ci si deve interfacciare con una gerarchia rigida e strutturata. Se non hai la divisa con il grado, (cosa che io ho, ma ora sono una civile perché ho finito i miei richiami con un grado militare molto alto rispetto alla media) diventa difficilissimo dare ordini alle ditte che arrivano nei grandi cantieri con appalti vinti al prezzo più vantaggioso o al ribasso, quindi le regole che sono uguali per tutti devono essere fatte rispettare con una tenacia e un self control pazzesco. Devi sempre essere all’altezza per far capire che sei lì per loro come supporto al RUP, ed essere una persona non solo preparata ma che non sbaglia mai nelle sue affermazioni e nei suoi “ordini” perché dall’altra parte potresti avere un personaggio importante.

Nel mondo della sicurezza, la percezione della figura femminile resta ancora un nodo critico. Civile o militare, vengo ancora identificata come "la signora", non come un architetto di 57 anni di età anagrafica e con quasi trent’anni di esperienza. Sono quella che risolve i problemi, che garantisce la sicurezza, ma ogni volta devo dimostrare da capo il mio valore, la mia competenza, la mia capacità di confronto alla pari. È un'estenuante battaglia quotidiana.

Un altro aspetto cruciale è la security: accedere a siti riservati significa rispettare rigidissime procedure, muoversi con consapevolezza in ambienti ad alta sorveglianza e gestire sistemi di controllo interni altamente regolamentati, perciò security e safety ad un certo punto devono interfacciarsi. Quindi, ad esempio, a differenza dei cantieri civili, dove gli organi di vigilanza sono esterni, qui ogni verifica è affidata all’Unità di Coordinamento dei Servizi di Vigilanza d’Area (UCoSeVA), composta esclusivamente da personale militare.

Dopo anni di esperienza, posso dire che il cambiamento è lento e faticoso e ostacolato da retaggi culturali solidi. Le frasi ripetitive, gli atteggiamenti scettici, la resistenza a nuove prospettive. Troppo spesso sento ripetere le stesse frasi, vedo gli stessi atteggiamenti, incontro le stesse resistenze. La mentalità del "si è sempre fatto così" è un muro difficile da abbattere, ma non impossibile. E ogni volta che riesco a fare la differenza, anche solo per un istante, capisco che ne è valsa la pena.

Un giorno, qualcuno mi disse: "In quel cantiere tu non potrai fare il CSE, perché non puoi entrare e saperne più di me".

Oggi rispondo con l’esperienza, la competenza e la forza di chi sa che il cambiamento è possibile. La presenza femminile nei cantieri militari e civili è una realtà che cresce, ma il vero cambiamento non può dipendere solo da noi donne: dipende dalla volontà di tutti.

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