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Gru, ponteggi e lavoro all’aperto rendono il cantiere particolarmente esposto al rischio fulmini, in molti casi prevedibile e quindi da gestire. L’articolo accompagna il lettore in un percorso tra obblighi normativi, valutazione del rischio e misure partiche di protezione che vanno dai sistemi di allerta temporali alla messa a terra.
Contributo a cura di Manuela Marzadori, Ingegnere ambientale, esperta nella valutazione del rischio fulmini secondo CEI EN IEC 62305 e progettista di impianti di protezione, tecnico prevenzione incendi, formatrice Aifos
Il primo agosto 2025 in un cantiere a 2.400 metri di quota un fulmine colpisce il tetto di un edificio in fase di ristrutturazione e un operaio, gravemente ferito, viene elitrasportato in ospedale. Questo non è un episodio isolato, ogni estate le cronache registrano diversi eventi: persone folgorate all’aperto, incendi innescati sulle coperture, apparecchiature elettriche fuori uso e nella maggior parte dei casi sono proprio le persone che si trovano all’aperto a subirne gli effetti più gravi come i dieci militari investiti dall’onda d’urto di un fulmine caduto durante un’attività addestrativa in poligono lo scorso luglio.
Che il temporale non possa essere invocato come fatalità lo ha chiarito la Cassazione Penale (Sez. IV, sentenza n. 20125 del 9 maggio 2013). Un operaio impegnato nel getto di calcestruzzo morì per elettrocuzione a causa di un arco elettrico. La difesa sostenne che l’arco elettrico fosse dovuto alle condizioni climatiche avverse e ingovernabili considerando l’accaduto una fatalità. La Suprema Corte confermò invece la condanna sostenendo che il maltempo non interrompe il nesso di causalità, semmai avrebbe imposto, invece, la sospensione dei lavori. Dunque già nel 2013 la giurisprudenza introduceva il concetto di sospensione dei lavori per condizioni ambientali avverse, ovvero molto tempo prima dei sistemi di allerta temporali e della pubblicazione della III edizione della norma CEI EN IEC 62305 che introduce il rischio di fulminazione diretta delle persone.
Del resto il D.Lgs. 81/08 è esplicito: l’art. 80 impone al datore di lavoro di proteggere edifici, impianti, strutture e attrezzature dagli effetti dei fulmini, mentre l’art. 84 richiede che i lavoratori siano salvaguardati dalla fulminazione diretta e indiretta. Ai cantieri si applica poi l’allegato XV il quale prescrive che il PSC contenga l’analisi degli impianti di terra e di protezione contro le scariche atmosferiche i cui oneri devono essere inclusi nei costi della sicurezza.
Il cantiere è però un caso particolare: gru e ponteggi sono strutture metalliche alte e quindi punti di impatto preferenziali per il fulmine. Di conseguenza i principali pericoli per gli operai sono due: il primo riguarda chi si trova in prossimità della struttura colpita, perché la corrente di fulmine che si disperde nel terreno genera tensioni di passo e di contatto pericolose; il secondo riguarda chi lavora in quota o su una copertura ed è esposto al rischio di fulminazione diretta. A differenza di un edificio, inoltre, il cantiere evolve di continuo e un impianto di protezione tradizionale (LPS) è difficilmente realizzabile. Su questo punto la terza edizione della Norma fa un passo avanti, infatti il rischio per le persone esposte alla fulminazione diretta entra formalmente nella valutazione e i sistemi di allerta temporali (TWS) sono inseriti tra le misure di protezione.
Cosa si può fare quindi per ridurre il rischio fulmini in un cantiere e proteggere le persone che vi lavorano?
Quando gli operai non sono esposti alla fulminazione diretta e il pericolo è circoscritto alle tensioni di passo e contatto, si può eseguire una valutazione del rischio “semplificata” secondo la CEI EN IEC 62305-2, limitata alle strutture più alte che generalmente sono gru e ponteggi. Se il rischio supera il valore tollerabile le misure di protezione da adottare sono una buona messa a terra della struttura (in conformità alla parte 3 della Norma), l’equipotenzializzazione o l’isolamento del suolo e l’apposizione di cartelli ammonitori.
Se invece gli operai sono esposti a fulminazione diretta il rischio difficilmente è tollerabile: la misura di protezione da adottare è un sistema di allerta temporali conforme alla norma CEI EN IEC 62793 abbinato ad una procedura di sospensione dei lavori e messa al riparo. Il TWS monitora in continuo il campo elettrico atmosferico e/o l’attività ceraunica in avvicinamento e fornisce l’allerta con l’anticipo necessario a mettere in sicurezza persone ed attrezzature prima dell’arrivo del temporale.
Per stabilire se gli operai che lavorano in ambiente aperto sono esposti a fulminazione diretta si può utilizzare il cosiddetto “metodo della sfera rotolante” descritto nella parte 3 della Norma, usando una sfera di raggio 20 m che rappresenta la condizione più severa. La sfera deve rotolare attorno all’area di cantiere in tutte le direzioni possibili e deve toccare solamente le strutture (gru, ponteggi, edifici, pali della luce, torri faro, ecc…), se invece tocca anche il suolo allora il rischio di fulminazione diretta esiste ed è necessario adottare un sistema di allerta.

Figura 1: nell'immagine di sinistra la sfera tocca i due edifici e lascia un volume protetto a terra di altezza almeno pari a 2,5 m, qui le persone risultano protette dalla fulminazione diretta (zona verde). Nell'immagine di destra la sfera invece tocca il suolo. Nella zona rossa le persone sono soggette al rischio di fulminazione diretta. In entrambe le zone sussiste sempre il pericolo di tensioni di passo e contatto entro 3 m dagli edifici.

Figura 2: nell'immagine è illustrato il volume protetto generato da una gru. Nella zona verde le persone sono protette dalla fulminazione diretta, nella zona rossa non sono protette. In entrambe le zone sussiste sempre il pericolo di tensioni di passo e contatto entro 3 m dalla base della gru.

Figura 3: nell'immagine è illustrato il volume protetto generato da un palo alto 9 m. Nella zona verde le persone risultano protette dalla fulminazione diretta, nella zona rossa no. In entrambe le zone sussiste sempre il pericolo di tensioni di passo e contatto entro 3 m dalla base del palo.
Ci sono poi situazioni particolari come gli operai impegnati in lavori su impianti elettrici, telefonici, TV, ecc...: in caso di rischio fulmini è opportuno che tali lavorazioni vengano sospese per non esporre i lavoratori al rischio folgorazione.
Vi sono infine situazioni in cui può essere conveniente salvaguardare anche gli impianti elettrici, come nel caso di una gru alimentata da un quadro elettrico condominiale all’interno dell’edificio: in caso di fulminazione diretta della gru l’impianto a cui essa è connesso si danneggia con potenziale innesco anche di un incendio. E’ opportuno quindi valutare la protezione del quadro elettrico utilizzando scaricatori di sovratensione (SPD).
Tutti questi esempi ci ricordano che il rischio fulmini va valutato e gestito a monte e non quando il cielo si annuvola o peggio, a danno avvenuto. Nel PSC va valutato anche questo rischio e le relative misure di prevenzione e protezione vanno inserite nei costi della sicurezza. Per i coordinatori e i datori di lavoro il messaggio della giurisprudenza è chiaro: il fulmine in cantiere non è un caso fortuito, è un rischio prevedibile, valutabile e gestibile. Proteggersi costa poco se pianificato, moltissimo se ignorato.
Aifos - Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro
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