• Registrati
  • Accedi
  • Iscriviti alla Newsletter
  • I miei corsi

logo-aifos-payoff.png
 
  • HOME
  • ASSOCIAZIONE
  • REGISTRI
  • FORMAZIONE
  • CATALOGO FORMATIVO
  • EVENTI
  • NEWS
  • CONTATTI
  • AREA RISERVATA SOCI
  • ISCRIZIONI - RINNOVI
 
  • Mondo Aifos
    • Le nostre attività
    • CFA e soci
    • Noi e voi
  • Approfondimenti
    • Documenti
    • Interventi e commenti
    • Europa e mondo
  • Normativa
  • Pubblicazioni
    • Quaderni
    • Editoria Aifos
    • Libri segnalati
  • Dicono di noi

/ News / Approfondimenti / Interventi e commenti

29 aprile 2026

Interventi e commenti

L’8 lotto con Lotto per l’inclusione: il dettaglio che restituisce identità

Nel gioco di parole si nasconde Lorenzo Lotto e il suo Ritratto di Lucina Brembati. Un’opera che insegna a guardare da vicino per cogliere i dettagli che restituiscono identità e dignità. Inclusione e sicurezza organizzativa nascono da uno sguardo capace di leggere la persona oltre il ruolo.

Contributo a cura di Andrea Cirincione, psicologo del Lavoro, formatore e consulente aziendale, Consigliere Nazionale Aifos

L’8 lotto con Lotto per l’inclusione: il dettaglio che restituisce identità

C’è un gioco di parole che può restare slogan oppure diventare metodo: “L'8 per l'inclusione e contro la discriminazione: un infinito mondo di opportunità”. Si tratta del webinar del Comitato SOFIA, organizzato da aifos, che ha avuto luogo il 9/3/2026.

Dentro quel “lotto” non c’è solo l’impegno a contrastare la discriminazione. Il FormArtista inserisce anche Lorenzo Lotto, pittore inquieto e modernissimo, capace di indagare l’animo umano con una profondità che ancora oggi ci interroga. Il suo Ritratto di Lucina Brembati (ca 1518), opera conservata all’Accademia Carrara di Bergamo, è un esercizio di sguardo, che non si comprende a distanza. Chiede di avvicinarsi.

La protagonista era ignota all’arrivo dell’opera nel museo bergamasco. Ritratta a mezzobusto, immersa in un’ambientazione notturna, alle sue spalle un prezioso drappo rosso incornicia la scena. Il volto è illuminato con un effetto teatrale, ma non decorativo. È come se Lotto avesse scelto l’ombra per far emergere meglio la presenza.
E la presenza si fa sentire, oltre che vedere.

Appare come uno degli infiniti ritratti della storia dell’arte, ma l’autore è un pittore pieno di inventiva, e ci mette di suo. Il volto, per esempio, non è idealizzato: il naso lungo, le labbra sottili, il doppio mento, le leggere asimmetrie sono restituite con franchezza. In un’epoca in cui la ritrattistica veneziana tendeva ad armonizzare e abbellire, Lotto sceglie la verità. Lo storico dell’arte Bernard Berenson lo descrive come il “primo ritrattista moderno” proprio per questa capacità di restituire la dimensione psicologica dei suoi soggetti.

La donna non è dipinta come immagine levigata, ma come una persona.
Lo sguardo è diretto, fiero, consapevole. Non chiede approvazione. Sostiene l’osservatore. È uno sguardo che afferma identità. L’abbigliamento racconta rango e appartenenza: velluto nero, maniche ampie, camicia ricamata con nastri dorati e fiocchetti azzurri, collane di perle, un copricapo rosso elaborato (la “capigliara”). Un pendaglio d’oro, forse stuzzicadenti di lusso o forse amuleto protettivo, oscilla sul petto. Sulla spalla sinistra scende una pelliccia con testina di donnola, simbolo ambiguo di fedeltà o presagio. La mano appoggiata al ventre ha fatto ipotizzare una gravidanza, forse tardiva.

Ma la differenza emerge alla lettura di un dettaglio minuscolo.
All’indice della mano sinistra, tra i molti anelli, uno reca lo stemma della famiglia Brembati. È grazie a quel particolare che l’identità della dama, a lungo ritenuta ignota, è stata finalmente riconosciuta. E non basta: nella falce di luna compaiono le lettere “C” e “I”. Unite alla parola luna, compongono il nome Lu–ci–na. Ecco che questo rebus, un calembour (=gioco di parole) tipico di Lotto, ci disvela la moglie del conte Leonino Brembati, Lucina per l’appunto.
Il nome era sempre stato lì.

Lotto non lo scrive come didascalia. Lo incide quasi nel muro, come un’epigrafe. È un gesto forte: sottrae la persona all’anonimato.
Questa è la lezione.
L’inclusione non è dichiarare che tutti sono importanti. È accorgersi di chi si ha davanti. È leggere i dettagli. È riconoscere il nome dietro il ruolo. L’eventuale richiamo a Giunone Lucina, protettrice delle partorienti, aggiunge un ulteriore livello di lettura.

Nei contesti organizzativi accade spesso il contrario. Le persone diventano funzioni, categorie, numeri. La differenza non viene letta come identità ma come deviazione. L’inclusione autentica nasce quando lo sguardo cambia qualità, ed è esattamente questo il primo atto della prevenzione: imparare a vedere prima di dover intervenire. Il ritratto in questo caso tiene insieme dato reale e mondo simbolico.

Vulnerabilità e forza convivono nello stesso spazio. È ciò che accade anche nel lavoro. Ogni persona porta competenze visibili e fragilità invisibili. Ruolo e storia, sicurezza e timore. L’inclusione non consiste nel livellare, ma nel riuscire a tenere insieme.

“L’8 lotto per l’inclusione” allora assume un significato più profondo. Non è solo impegno contro la discriminazione. È allenamento dello sguardo. È responsabilità culturale. E forse non è un caso che l’8, rovesciato, diventi il simbolo dell’infinito. L’inclusione non deve essere un evento annuale, ma un processo continuo. È pratica quotidiana di riconoscimento. Lucina non era ignota. Aspettava solo che qualcuno sapesse leggere.

La differenza, nell’arte come nelle organizzazioni, la fa sempre chi sa vedere i dettagli. Perché è sempre nei dettagli che una persona smette di essere una funzione e torna ad essere una persona. E ciò che impariamo a vedere in tempo non dovremo gestirlo come emergenza.

Quando un’opera ci insegna a vedere meglio, sta già facendo prevenzione.

Associazione

Chi siamo

Servizi ai soci

Registri professionali

Servizi assicurativi e legali

Documenti Ufficiali

Domande Utili

Formazione

Corsi qualificati per Formatori

E-Learning

Supporti didattici

Informativa Corsisti

Eventi

Convegni Aifos

Materiali convegni

Videogallery

News

Quaderni

Editoria

Comunicati stampa

La normativa sulla sicurezza

Interventi e commenti

Policy

Politica Qualità

Politica per la protezione dei dati personali

 

logo-fondazione-aifos-payoff.png

image
Associazione certificata
Sistema Gestione Qualità 9001

Sportello_di_garanzia.png

Contatti

Orario di apertura
Dal lunedì al venerdì
9.00 - 12.00 | 14.30 - 17.00

Tel. 030 6595031

 

Aifos - Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro
25123 Brescia, c/o CSMT Università degli Studi di Brescia - Via Branze, 45
Tel 030.6595031 - Fax 030.6595040 | C.F. 97341160154  - P. Iva 03042120984

Privacy - Cookies Policy - Gestione segnalazioni-whistleblowing

image  image  image  image  image  image  image  icon_whatsapp.png

Accettazione e gestione Cookie per il nostro sito

Il sito utilizza cookie tecnici, ci preme tuttavia informarti che, dietro tuo esplicito consenso espresso attraverso cliccando sul pulsante "Accetto", potranno essere installati cookie analitici o cookie collegati a plugin di terze parti che potrebbero essere attivi sul sito.

Accetto
 
Non accetto