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Il contributo scritto da Maria Frassine, Francesco Naviglio e Rocco Vitale sulla rivista scientifica trimestrale "Professionalità studi"
Il coronavirus ha cambiato per sempre la società in cui viviamo e il mondo del lavoro. La tecnologia è diventata un elemento imprescindibile e settori prima considerati quasi di nicchia stanno conoscendo un vero boom. Quali professioni saranno più richieste nel post emergenza e come si modificheranno quelle attuali? Quali nuove competenze e conoscenze dovranno essere acquisite dai professionisti della sicurezza per poter affrontare il mondo del post-pandemia?
La sfida senza precedenti, determinata dall’emergenza che ha scosso tutto il mondo, ha trasformato radicalmente la società in cui viviamo e il mercato del lavoro. E non si tratta di una tendenza reversibile. La particolare situazione di emergenza ha stravolto profondamente alcune professioni: lo smart working, da semplice esperimento sociale in alcune aziende particolarmente orientate al benessere dei dipendenti, è diventato in pochissimi giorni la norma per milioni di lavoratori. Chi non era abituato all’utilizzo massivo della tecnologia ha dovuto rivedere le sue abitudini e adeguarsi in tempi rapidissimi. I piccoli negozi di quartiere hanno per la prima volta sperimentato l’e-commerce, compiendo un processo di trasformazione velocissimo, per cui «è ormai largamente condiviso il concetto che la trasformazione digitale ha una rilevanza strategica per la competitività e la crescita dell’Italia».
Sarà impensabile, dunque, tornare indietro. Perché i cittadini hanno imparato nuove esperienze comunicative familiarizzando, per la prima volta in alcuni casi, con le nuove tecnologie. Ecco le professioni del futuro, cioè quelle più richieste nel post-emergenza, dovranno tenere conto di tutti questi nuovi fattori. Il futuro sarà sempre più orientato al digitale. Ne usciranno trasformate scuole e fabbriche, ma anche il più tradizionale lavoro d’ufficio che vedrà un sempre crescente aumento delle riunioni virtuali a discapito di quelle vis-à-vis, con una significativa riduzione quindi anche delle trasferte e dei viaggi di lavoro.
In tale profonda trasformazione della società civile un ruolo centrale, come abbiamo visto, lo occuperà il mondo del lavoro e, di conseguenza, la gestione della salute e della sicurezza sul lavoro e conseguentemente le metodologie formative ad essa collegate.
La sicurezza sul lavoro è stata riportata al centro del dibattito, ritrovando nuovo slancio: i datori di lavoro si sono ritrovati davanti alla consapevolezza che il bene più caro per ciascuna realtà aziendale sia proprio la
salute e la sicurezza dei lavoratori. E come affermato da alcuni autori «il tema della salute e sicurezza sul lavoro ha ritrovato il proprio ruolo centrale nel dibattito istituzionale, in quanto la sua tutela è oggi condizione fondamentale per poter garantire l’apertura e la gestione delle attività lavorative».
Scontato – si dirà – ma la realtà è sempre stata diversa. La sicurezza era vissuta come un obbligo, non come un investimento e come pilastro per il benessere e la sussistenza dell’azienda stessa. In questo nuovo scenario, diventano interlocutori fondamentali per il datore di lavoro i professionisti della sicurezza, che devono essere pronti, competenti e capaci nell’accompagnare le aziende in questa fase di cambiamento.
Nuove sfide attendono dunque i professionisti della sicurezza: in particolare i formatori e i Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione, i consulenti e gli HSE manager.
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