• Registrati
  • Accedi
  • Iscriviti alla Newsletter
  • I miei corsi

logo-aifos-payoff.png
 
  • HOME
  • ASSOCIAZIONE
  • REGISTRI
  • FORMAZIONE
  • CATALOGO FORMATIVO
  • EVENTI
  • NEWS
  • CONTATTI
  • AREA RISERVATA SOCI
  • ISCRIZIONI - RINNOVI
 
  • Mondo Aifos
    • Le nostre attività
    • CFA e soci
    • Noi e voi
  • Approfondimenti
    • Documenti
    • Interventi e commenti
    • Europa e mondo
  • Normativa
  • Pubblicazioni
    • Quaderni
    • Editoria Aifos
    • Libri segnalati
  • Dicono di noi

/ News / Approfondimenti / Interventi e commenti

29 aprile 2026

Interventi e commenti

Sicurezza sul lavoro, ESRS e doppia materialità

Nel quadro degli standard tecnici europei per la rendicontazione di sostenibilità, la sicurezza sul lavoro assume una dimensione che va oltre il perimetro tecnico-operativo e diventa un elemento di lettura strategica. La doppia materialità ne rivela una dimensione meno visibile: quella che collega condizioni di lavoro e tenuta economico-finanziaria dell’impresa.

Contributo a cura di Giuseppe Marino, Consigliere nazionale Aifos

Sicurezza sul lavoro, ESRS e doppia materialità

La sicurezza sul lavoro rientra fra gli ambiti per i quali esiste, a livello europeo e nazionale, un quadro normativo consolidato e progressivamente evoluto nel tempo. Le disposizioni che regolano la prevenzione dei rischi, la tutela della salute dei lavoratori e l’organizzazione delle responsabilità aziendali risultano articolate e, nella maggior parte dei contesti, già integrate nei processi operativi.

Il sistema di rendicontazione delle imprese, invece, è ancora in fase di evoluzione e progressiva strutturazione, orientandosi verso una maggiore integrazione delle informazioni di sostenibilità all’interno dei sistemi di reporting aziendale.

Con l’adozione della Corporate Sustainability Reporting Directive, l’Unione Europea ha ampliato il perimetro delle informazioni che determinate categorie di imprese sono tenute a comunicare, includendo in modo strutturato aspetti ambientali, sociali e di governance.

In questo contesto si inseriscono gli ESRS, sviluppati da EFRAG, che definiscono cosa e come le imprese devono rendicontare in ambito di sostenibilità. Tali standard si applicano alle imprese soggette alla CSRD, in particolare grandi imprese, società quotate ed imprese non europee con attività rilevanti nell’Unione Europea, ma i loro effetti si estendono ben oltre questo perimetro.
EFRAG è un organismo europeo che supporta la Commissione UE nello sviluppo degli standard contabili (IFRS) e, dal 2022, anche degli standard di sostenibilità (ESRS). È strutturata con una governance multilivello che rappresenta stakeholder europei pubblici e privati.

Anche le organizzazioni non direttamente obbligate sono infatti sempre più coinvolte, in quanto facenti parte delle catene del valore: clienti, partner finanziari e grandi imprese richiedono informazioni ESG strutturate, spesso coerenti con gli ESRS, rendendo questi standard un riferimento di fatto anche per le PMI.

Sicurezza sul lavoro e bilanci di sostenibilità

Il punto di contatto fra sicurezza sul lavoro e reporting di sostenibilità non è immediatamente evidente. Si tratta di mettere in relazione due sistemi che non sono nati e non si sono sviluppati insieme:

  • un ambito tecnico-operativo già strutturato;
  • un sistema informativo ancora in fase di definizione e standardizzazione.

Questa relazione non introduce nuovi obblighi tecnici in materia di sicurezza, ma obblighi informativi che incidono sul modo in cui le informazioni devono essere organizzate, lette e comunicate all’interno del bilancio di sostenibilità. La sicurezza, nel sistema di reporting, non viene più considerata esclusivamente come ambito di gestione interna o di verifica normativa, ma come elemento informativo rilevante per una pluralità di stakeholder.

Ciò implica un cambio di prospettiva che coinvolge non solo i contenuti, ma anche i ruoli interni all’organizzazione, richiedendo un maggiore coordinamento tra le funzioni che si occupano di salute e sicurezza e quelle responsabili della rendicontazione. Diventa quindi necessario superare una logica esclusivamente orientata alla conformità normativa, per rappresentare in modo strutturato il legame fra attività aziendali, condizioni di lavoro, impatti sulle persone e possibili implicazioni economico-finanziarie.

Doppia materialità e sicurezza sul lavoro

Tra i concetti introdotti con maggiore forza dal nuovo impianto europeo della rendicontazione di sostenibilità, la doppia materialità è probabilmente quello che più incide sul modo in cui le imprese sono chiamate a leggere temi già presenti nella loro gestione ordinaria. La Commissione europea chiarisce che, nel quadro della Corporate Sustainability Reporting Directive, le imprese devono rendicontare non soltanto gli impatti che le attività aziendali producono su persone e ambiente (impact materiality), ma anche come le tematiche di sostenibilità possano tradursi in rischi finanziari per l’azienda (financial materiality). Gli ESRS recepiscono questa impostazione e la assumono come principio ordinatore dell’intero sistema di disclosure.

Applicata alla sicurezza sul lavoro, questo impianto produce un effetto rilevante. Non perché trasformi la sicurezza in un tema nuovo, ma perché ne modifica il perimetro di osservazione.

In una lettura tradizionale, la sicurezza è prevalentemente trattata come area di conformità normativa, presidio tecnico e sistema di prevenzione del rischio operativo. Nella logica della doppia materialità, invece, la sicurezza deve essere esaminata contemporaneamente in due direzioni: come tema che può generare impatti sulle persone e come tema che può produrre rischi o opportunità per l’impresa.

EFRAG ribadisce che l’analisi deve coprire entrambe le prospettive, con il supporto di considerazioni qualitative e, dove utili, di soglie quantitative.

rilevanza.jpg

La sicurezza e la prospettiva d'impatto

Nell’impact materiality gli ESRS prevedono che un tema sia materiale dal punto di vista dell’impatto quando è collegato ad impatti negativi o positivi, attuali o potenziali, sulle persone o sull’ambiente. Nel caso della sicurezza sul lavoro, la connessione è diretta: i temi riguardano la salute, l’integrità fisica, la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e, più in generale, le condizioni di lavoro.

Proprio perché il collegamento appare intuitivo, è però necessario evitare un equivoco frequente: non basta dire che la sicurezza riguarda le persone perché il tema sia ben trattato nella rendicontazione. Dal punto di vista ESRS, ciò che conta è la capacità dell’impresa di identificare, descrivere e motivare in modo strutturato:

  • quali impatti negativi o positivi esistono o possono verificarsi;
  • se tali impatti siano già in atto oppure solo potenziali;
  • quale sia la loro gravità;
  • quanto siano diffusi o reversibili;
  • come si colleghino alle attività dell’impresa o alla sua catena del valore.

L’organizzazione dovrebbe interrogarsi sul modo in cui la strutturazione del lavoro, i processi produttivi, la manutenzione, la formazione, i ritmi, le responsabilità operative, l’uso di appalti o subappalti e la gestione dei siti incidano concretamente sull’esposizione delle persone al rischio. La doppia materialità, sotto questo profilo, richiede di passare dal dato al nesso causale: non solo “quanti incidenti si sono verificati”, ma “quali attività o condizioni possono generare o aggravare l’impatto sulle persone”.

La sicurezza e la prospettiva finanziaria

Il secondo versante è quello della financial materiality. La Commissione europea spiega che la doppia materialità richiede anche di considerare come le questioni di sostenibilità possano creare rischi finanziari per l’impresa.

Gli ESRS precisano che un tema è materiale dal punto di vista finanziario quando genera o può ragionevolmente generare effetti sulla posizione finanziaria, sui risultati, sui flussi di cassa, sull’accesso ai finanziamenti o sul costo del capitale nel breve, medio o lungo termine.

La prospettiva della materialità finanziaria richiede quindi di analizzare in che modo le questioni di sostenibilità possano influenzare la performance economico-finanziaria dell’impresa. In questo senso, la sicurezza sul lavoro assume rilevanza nella misura in cui l’organizzazione è esposta a rischi operativi, regolatori e gestionali che possono incidere su continuità operativa, costi, responsabilità legali e accesso al mercato.

Si tratta dunque di valutare se e come le caratteristiche dei processi produttivi, il livello di rischio delle attività svolte e il contesto normativo possano tradursi in eventi in grado di generare conseguenze economiche rilevanti.

Cosa chiedono gli ESRS sulla sicurezza?

Una volta definito il ruolo della doppia materialità come criterio di selezione e interpretazione dei temi rilevanti, il passaggio successivo riguarda il modo in cui la sicurezza sul lavoro viene concretamente trattata all’interno degli ESRS.

In questa fase, il tema materiale della sicurezza esce definitivamente da una dimensione astratta e si confronta con i requisiti di disclosure previsti dagli standard.

Nel sistema ESRS, la sicurezza sul lavoro non è isolata all’interno di un singolo standard, ma attraversa più livelli del framework, riflettendo la natura trasversale del tema. La sua rappresentazione richiede di integrare dimensione operativa, informativa e organizzativa, mettendo in relazione ciò che avviene nei processi aziendali con le modalità attraverso cui tali informazioni vengono strutturate e comunicate.

ESRS S1: Forza Lavoro Propria

All’interno dell’architettura ESRS, la sicurezza trova una prima collocazione nello standard relativo ai lavoratori dell’impresa, comunemente identificato come ESRS S1. In questo ambito, la salute e sicurezza non è trattata come un elemento autonomo, ma come parte integrante delle condizioni di lavoro e di un sistema più ampio che comprende organizzazione del lavoro, diritti, relazioni e benessere.

La logica dello standard è quella di costruire un quadro aziendale coerente che colleghi quattro elementi fondamentali: politiche, azioni, metriche ed obiettivi. Applicato alla sicurezza, questo significa che le imprese devono essere in grado di dimostrare:

  • quali principi guidano la gestione della salute e sicurezza;
  • quali attività concrete vengono implementate per prevenire i rischi;
  • quali indicatori vengono utilizzati per monitorare le performance;
  • quali obiettivi sono stati definiti e con quali risultati.

Questo schema, apparentemente lineare, introduce in realtà una richiesta molto più stringente rispetto alla pratica tradizionale. Non basta dichiarare l’esistenza di un sistema di gestione o riportare indicatori di infortunio: è necessario garantire coerenza tra i diversi livelli informativi. Le metriche devono essere leggibili alla luce delle azioni, le azioni devono derivare da politiche esplicite e tutto deve essere coerente con quanto emerge dall’analisi di doppia materialità.

In termini di rendicontazione, gli ESRS richiedono alle imprese di fornire un set articolato di informazioni che consenta di comprendere come il tema sia gestito nel concreto. In particolare, devono essere esplicitati:

  • le politiche aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro, inclusi gli impegni formali e gli eventuali sistemi di gestione adottati;
  • le azioni e le misure operative implementate per prevenire infortuni e malattie professionali, incluse attività di formazione, interventi tecnici e programmi di miglioramento;
  • i processi di identificazione, valutazione e gestione dei rischi, con riferimento alle modalità attraverso cui l’organizzazione presidia le condizioni di lavoro;
  • le responsabilità e gli assetti organizzativi, indicando i ruoli coinvolti e il livello di integrazione del tema nei sistemi aziendali;
  • le modalità di coinvolgimento e consultazione dei lavoratori, inclusi eventuali meccanismi di segnalazione;
  • le metriche di performance, quali tassi di infortunio, frequenza e gravità degli incidenti, giorni di lavoro persi ed altri indicatori rilevanti;
  • gli obiettivi definiti dall’impresa in materia di miglioramento delle condizioni di sicurezza.

Questi elementi devono essere letti in modo integrato: le metriche acquistano significato solo se collegate alle azioni e le azioni alle politiche ed agli obiettivi dichiarati.

ESRS S2: Lavoratori nella catena del valore               

Il livello rappresentato da ESRS S1, tuttavia, non esaurisce il perimetro richiesto dagli standard per rendicontare la salute e la sicurezza. Lo standard ESRS S2 estende infatti l’analisi e la rendicontazione ai lavoratori presenti lungo la catena del valore.

Questo elemento segna una discontinuità rispetto alla gestione tradizionale della sicurezza. Mentre i sistemi normativi ed organizzativi sono costruiti prevalentemente attorno al perimetro dell’impresa, con responsabilità definite rispetto ai lavoratori diretti e, in alcuni casi, agli appalti nei luoghi di lavoro, gli ESRS introducono una logica diversa: chiedono di considerare gli impatti ed i rischi anche quando si manifestano al di fuori del perimetro giuridico dell’organizzazione, purché esista un collegamento con le sue attività.

Nel caso della sicurezza sul lavoro, questo implica una domanda più complessa: in che misura le condizioni operative dei lavoratori nella catena del valore sono influenzate dalle scelte, dai processi o dall’organizzazione dell’impresa?

La risposta non è univoca e non può essere standardizzata ma dipende da diversi fattori:

  • il tipo di attività svolta;
  • il grado di integrazione operativa con fornitori ed appaltatori;
  • il livello di controllo o di influenza esercitabile;
  • la presenza di lavoratori esterni nei siti aziendali.

Gli ESRS, quindi, non forniscono una risposta predefinita, ma richiedono che l’impresa analizzi e motivi il proprio perimetro d’azione tenendo in considerazione l’analisi di doppia materialità implementata.

Dal punto di vista dell’impatto, la sicurezza diventa rilevante nella catena del valore quando le attività dell’impresa contribuiscono, direttamente o indirettamente, a determinare le condizioni di lavoro. Questo può avvenire, ad esempio, quando:

  • le attività sono svolte in ambienti organizzati o gestiti dall’impresa;
  • i tempi e le modalità operative sono definiti dal committente;
  • esistono vincoli tecnici o organizzativi che incidono sull’esposizione al rischio.

In questi casi, la distinzione fra lavoratore interno ed esterno perde parte della sua rilevanza analitica. Ciò che conta è il nesso fra attività e condizioni di sicurezza.

Dal punto di vista della materialità finanziaria, la sicurezza nella catena del valore può diventare rilevante quando eventi o criticità incidono sul funzionamento dell’impresa. Anche qui, però, è necessario evitare semplificazioni: non tutti gli incidenti lungo la filiera producono automaticamente un effetto economico rilevante.

Le disclosure richieste dagli ESRS in questo ambito riflettono tale complessità. Le imprese devono descrivere:

  • i processi di due diligence, inclusi criteri di selezione, qualificazione e monitoraggio dei fornitori;
  • le azioni di prevenzione e mitigazione, come audit, verifiche, programmi di formazione o interventi correttivi;
  • le eventuali criticità rilevate e le misure adottate per affrontarle;
  • le metriche e gli strumenti di monitoraggio utilizzati per valutare le condizioni di lavoro lungo la catena del valore;
  • gli eventuali obiettivi di miglioramento relativi alla gestione della sicurezza nella filiera.

Conclusioni

Se si vuole davvero comprendere il rapporto tra sicurezza sul lavoro e standard ESRS, la doppia materialità è il punto da cui partire. Non perché risolva ogni problema applicativo, ma perché obbliga a porre la domanda corretta: in che modo la sicurezza genera impatti sulle persone e rischi o opportunità per l’impresa?

È questa la domanda che consente di evitare due semplificazioni opposte e ugualmente deboli: la prima è quella meramente formalistica, che riduce la sicurezza a un capitolo di conformità; la seconda è quella retorica, che la trasforma automaticamente in leva strategica senza dimostrarne i passaggi.

La doppia materialità, se applicata con rigore, consente una terza via: leggere la sicurezza per ciò che effettivamente è nel quadro della rendicontazione europea. Un tema sociale dotato di una base normativa consolidata, ma oggi chiamato ad essere interpretato e comunicato anche alla luce dei suoi impatti materiali sulle persone e dei suoi possibili effetti materiali sulla tenuta economico-finanziaria dell’organizzazione.

In questo passaggio, il ruolo degli standard ESRS e degli indicatori diventa uno strumento utile a strutturare e rendere leggibili informazioni in materia di salute e sicurezza che spesso sono già presenti nei sistemi aziendali, collegando dati, processi e responsabilità in modo coerente e verificabile. La sicurezza entra così in un sistema di disclosure che ne amplifica il significato, trasformandola da ambito prevalentemente interno ad elemento rilevante per una pluralità di stakeholder.

Associazione

Chi siamo

Servizi ai soci

Registri professionali

Servizi assicurativi e legali

Documenti Ufficiali

Domande Utili

Formazione

Corsi qualificati per Formatori

E-Learning

Supporti didattici

Informativa Corsisti

Eventi

Convegni Aifos

Materiali convegni

Videogallery

News

Quaderni

Editoria

Comunicati stampa

La normativa sulla sicurezza

Interventi e commenti

Policy

Politica Qualità

Politica per la protezione dei dati personali

 

logo-fondazione-aifos-payoff.png

image
Associazione certificata
Sistema Gestione Qualità 9001

Sportello_di_garanzia.png

Contatti

Orario di apertura
Dal lunedì al venerdì
9.00 - 12.00 | 14.30 - 17.00

Tel. 030 6595031

 

Aifos - Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro
25123 Brescia, c/o CSMT Università degli Studi di Brescia - Via Branze, 45
Tel 030.6595031 - Fax 030.6595040 | C.F. 97341160154  - P. Iva 03042120984

Privacy - Cookies Policy - Gestione segnalazioni-whistleblowing

image  image  image  image  image  image  image  icon_whatsapp.png

Accettazione e gestione Cookie per il nostro sito

Il sito utilizza cookie tecnici, ci preme tuttavia informarti che, dietro tuo esplicito consenso espresso attraverso cliccando sul pulsante "Accetto", potranno essere installati cookie analitici o cookie collegati a plugin di terze parti che potrebbero essere attivi sul sito.

Accetto
 
Non accetto